Università italiane: l'analisi di Vision e le nuove idee

Recentemente pubblicato, anche sul sito del Politecnico, l’interessante risultato dell’analisi dei sistemi universitari di alcuni dei più sviluppati paesi al mondo (USA, UK, Francia, Germania, Spagna) a confronto col sistema italiano.

L’analisi, sviluppata da VISION, autodefinitosi (probabilmente a ragione) il think-tank italiano, un gruppo di lavoro eterogeneo di analisti, esperti di settore, professori, ricercatori, consulenti etc., analizza i fattori competitivi di un sistema universitario al fine di promuoverne lo sviluppo e il progetto di cambiamento.

Si assume l’estrema complessità del sistema universitario immerso nel suo contesto, si ipotizza che un eccellente sistema universitario implichi un aumento dei laureati competenti, un aumento della capacità di creazione/sviluppo/attrazione di talenti, un aumento della capacità di “produrre innovazione/ricerca”, e in generale un aumento della capacità di innovazione del sistema-Paese e una maggior consapevolezza/atteggiamento science-friendly della popolazione.

In particolare, si identificano 4 driver di valutazione: -la capacità di attrarre studenti/ricercatori stranieri (qui la situazione è molto difficile per l’Italia: il Regno Unito e la Germania, ma anche la Francia e in minor tono la Spagna sono molto più in grado di noi di attrarre stranieri e soprattutto di attrarre stranieri dal curriculum di qualità. Imbarazzante ancor più, poi, la quota irrisoria di stranieri in Italia provenienti da altri paesi OCSE)

  • La capacità di attrarre i migliori diplomati
  • La capacità di attrarre studenti fuori sede (fuori regione, ma anche fuori provincia: emblematico l’esempio della Sapienza di Roma, definita “un’università di provincia” per la sua focalizzazione sul bacino della provincia di Roma)
  • La capacità di influenzare l’opinione pubblica tramite la produzione di ricerca rilevante e tramite i media (qui il Politecnico vince.

Tuttavia, cautela: è l’indicatore meno oggettivo e più “politico” dei 4.

L’esito, come c’era da aspettarsi, è miserevole per l’università italiana.

Tuttavia, in un contesto non particolarmente felice, il Politecnico risulta essere (confermando la tesi del Sole24Ore) il miglior ateneo italiano.

E’evidente che non ci si puo’ accontentare di tale risultato: al contrario, il fatto di essere l’ateneo-guida del sistema universitario italiano piuttosto ci carica di responsabilità e ci spinge a prendere delle contromisure che possano fungere da best practice per le altre università italiane (per lo meno per i più immediati follower, i miracoli non ce li aspettiamo da ness).

A cominciare dall’attrazione di talenti stranieri (studenti E professori): è ora che diventi LA priorità dell’ateneo, che si sviluppi un’organica strategia, possibilmente in collaborazione con un ristretto gruppo di università eccellenti italiane e sotto la guida del Ministero.

Non c’è tempo da perdere, non puo’ più essere l’ultimo punto all’ordine del giorno in Senato, Cda e nei vari Consigli: ne va del futuro dell’Italia.