Due proposte concrete: internazionalizzazione e stage

Sourcing, Selezione e Monitoraggio Università Internazional Partner del Politecnico

  • Definire criteri di ricerca e scelta di Università partner (e.g. rilevanza relativa nel paese, media pesata della posizione nei più riconosciuti ranking internazionali di valutazione didattica, qualità della ricerca scientifica, appeal del Paese…)
  • Applicare tali criteri alle sedi attuali per razionalizzarle, compensando la perdita di sedi “deboli” (e.g. si nota un eccesso di offerta di sedi spagnole e sudamericane) con l’avvio di partnership con sedi “più consone” ai criteri definiti (e.g. HARVARD e MIT…ma anche Cina, Singapore, Hong Kong, India…)
  • Monitorare performance delle università partner periodicamente (e.g. ogni biennio) e ordinarle secondo un ranking interno a punteggio composto
  • Differenziare la conversione dei voti d’esame a seconda della posizione nel ranking interno, magari semplicemente creando 3-4 classi di università (e.g. ottime, buone, medie).

La posizione del ranking dovrà influenzare la normale di conversione dei voti (e.g. ho preso 8 a Delft: la normale di conversione standard con l’olanda mi restituisce un 26. Ma siccome Delft è nella “classe ottime” il 26 è corretto a 28).

Tra l’altro, sarebbe opportuno che la normale di conversione venisse effettivamente mostrata in anticipo invece che a tradimento al ritorno in Italia, così si può regolare la media-obiettivo in Università ospitante circa il numero di crediti (punto critico da discutere), si dovrebbe rimettere in discussione l’attuale eterogeneità di conversione tra i vari corsi di studio, studiare una policy unitaria per il Politecnico.

Possibili soluzioni:

  • Convertirli salomonicamente (metà con voto e metà solo convalidati)
  • Convertire tutti i crediti effettuati (e.g. faccio 46 crediti in Francia, torno in Italia con 46 crediti con la media francese)
  • Convalidare tutti i crediti senza tenere la media (sconsigliabile, demotivante)

Stage nel piano di studio della Laurea Magistrale di Ingegneria Gestionale

Stage obbligatorio (almeno 10 ECTS) nel piano di studio della Laurea Magistrale di Ingegneria Gestionale (da prevedere al posto dell’esame a scelta). Oppure, più blandamente, lo stage in azienda è alternativo all’esame a scelta nel piano di studio (anche qui varrebbe 10 ECTS).

In questo modo, seppur in piccolo, si incentiva una pratica molto diffusa (lo stage appunto) tra i più validi competitor degli ingegneri gestionali sul mondo del lavoro (e.g. Bocconi e in generale laureati nelle università anglosassoni, francesi e nordiche).

Ad oggi, lo stage durante il corso di studi non è affatto incentivato dal Politecnico (per farlo si è costretti a non frequentare uno o più corsi per almeno un semestre. E anche nel caso in cui lo si preveda d’estate (dal 1° agosto) e si siano finiti tutti gli esami a luglio, lo stage minimo (3 mesi) finirebbe alla fine di ottobre, cioè a ridosso dei compitini che andrebbero affrontati da non frequentante).

Tale scarsa diffusione di esperienze lavorative contestuali alla frequenza universitaria è attualmente una delle maggiori debolezze del curriculum di un ingegnere gestionale appena laureato, fortemente penalizzante soprattutto nella sempre più attuale ottica di “europeizzazione” (se non mondializzazione) del recruitment delle risorse umane da parte delle aziende più grandi, più importanti o più ambite.

Svoltastudenti – La students’ union del Politecnico di Milano

Lorenzo Seritti, rappresentante Consiglio di Facoltà Ingegneria dei Sistemi