Conferenza della didattica 17-18 maggio

  • Fabio Frassini

Si è svolta oggi la prima giornata della conferenza d’ateneo dedicata alla didattica. I temi centrali di oggi sono stati:

  • Didattica progettuale e interdisciplinarietà
  • Dall’internazionalizzazione degli studenti a un Ateneo internazionale
  • La formazione alla ricerca

Dopo alcune interventi dei docenti, la parola è passata agli studenti e alla domanda “Come assicurare lo sviluppo di una didattica che enfatizzi la formazione, la capacità innovativa, la progettualità e la multidisciplinarietà senza sacrificare le competenze disciplinari?” io, portavoce di tutti gli studenti ho così risposto:

Dal nostro punto di vista, posta in questa forma, la domanda pone troppi quesiti contemporaneamente e, nel proporre così tanti argomenti, rischia di confondere le carte e complicare la risposta.

Cominciamo a “sezionarla” e a chiederci, per prima cosa, se sia giusto vedere la formazione, la capacità innovativa, la progettualità e la multidisciplinarietà come antitetiche rispetto alle competenze disciplinari. Non bisogna incappare in questo errore, ma anzi, noi studenti riteniamo che tutti gli aspetti elencati siano facce diverse di una stessa medaglia, complementari ed essenziali una all’altra.

Si deve ammettere che in Italia, per tradizione, si è effettivamente dato più peso alla speculazione teorica che all’esperienza pratica, ma ciò non significa che quest’ultima sia scomparsa o debba farlo.

È verissimo d’altra parte che altre culture, altri paesi ed i tempi attuali, sembrano essere orientati verso una formazione molto più pratica dello studente universitario, a scapito di una preparazione fondamentalmente teorica, quella, insomma riassunta precedentemente nell’espressione “competenze disciplinari”. Gli ineluttabili cambiamenti storici e una coscienza diversa degli strumenti di cui deve essere in possesso un laureato, spingono per una reinterpretazione del processo formativo.

La sfida che ci si deve porre, è quindi, quella di una sintesi: la sintesi tra le peculiarità che da sempre caratterizzano lo studente italiano, una forte base teorica, molteplici capacità di astrazione, creatività, e cultura e le competenze che le università del mondo richiedono: la capacità critica, l’iniziativa, l’attitudine pratica, la capacità di lavorare in gruppo, soft-skills.

Si deve perciò lavorare per affinare e consolidare ognuno di questi aspetti senza prerogative o sacrifici degli uni o degli altri. Più complesso invece è capire come è possibile enfatizzare la formazione considerando la diversità tra gli studenti di oggi e del passato.

Se si analizza bene la situazione, crediamo che ci si renda conto che semplicemente gli studenti di oggi e quelli di ieri maneggiano strumenti diversi per rispondere ad esigenze diverse e l’errore più grande che si possa fare, dal nostro modo di vedere, è costringere gli studenti del presente ad apprendere proprio gli strumenti del passato, a discapito di quelli più attuali.

Ciò non implica la necessità di una semplificazione o l’impoverimento dei programmi, specialmente negli esami fondanti dei primi anni, che al contrario dovrebbero essere ancor più rigidi, ma effettivamente se vogliamo che gli studenti del PoliMi siano al passo coi tempi occorre, innanzitutto, che i professori abbiano la voglia di cambiare la didattica. Oltre a ciò che si insegna, è cambiato il modo, da parte degli studenti, di apprendere, di ricevere informazioni (molto più veloce e concettuale, sempre meno didascalico): è evidente che debba cambiare il modo di insegnare e per farlo ci sono due strade:

• La sperimentazione cieca;

• La disponibilità, da parte dei docenti, a collaborare con professionisti per cercare di formulare un nuovo modello di didattica, più efficace ed accattivante.

Ci deve essere, certamente, la collaborazione degli studenti, che, però, può e deve essere stimolata dal docente attraverso l’estensione di lavori di gruppo e progetti a tutti i corsi di laurea, come già previsto in alcune scuole, che, oltre ad essere necessari al confronto tra studenti e permettere di interfacciarsi direttamente con i problemi, offrono un importante feedback al docente, lezione per lezione, dal momento che ciò che si dice deve “passare” e ciò che si ascolta deve essere anche compreso.

Riconosciamo allo stesso tempo la capacità degli studenti nell’organizzare autonomamente il carico di studio andando a scontrarsi talune volte fra le diversità all’interno dell’ateneo e delle scuole stesse: è impensabile infatti dover affrontare gli stessi esami del medesimo corso di studi in maniera differente solo perché appartenenti a scaglioni diversi, i programmi ed i criteri di valutazione dovrebbero essere simili!

Ciò potrebbe essere superato attraverso una maggiore collaborazione tra i docenti dello stesso corso di studi, ad esempio incrociando la correzione dei compiti d’esame. Inoltre un ateneo molto attento a garantire le pari opportunità e il diritto allo studio per tutti gli studenti, dovrebbe essere altresì garante delle stesse possibilità di apprendimento e di verifica, ecco perché riteniamo molto importante l’uniformità del numero di appelli tra le diverse scuole, siamo studenti di un unico Politecnico!

Altrove l’università è intesa come un’esperienza completa di vita, in cui si cresce sotto tutti i punti di vista e si gettano le basi per il proprio futuro, come professionisti, ma anche come uomini e donne. In Italia, nella maggior parte dei casi, l’università viene vissuta con eccessiva “verticalità”, a discapito di quell’”orizzontalità”, che tanto riconoscimento porta al nostro sistema di scuole medie superiori. Non che in università non ci si debba, in un certo senso, “specializzare”, ma crediamo lo si debba fare con un occhio sempre rivolto anche ad altre realtà, che esistono e ricche, già durante la vita di studente, e che diventeranno preponderanti nel mondo del lavoro, in cui è impensabile non doversi confrontare con altre figure, magari diametralmente opposte alla propria, ma con le quali si deve poter avere un dialogo e degli argomenti. In questo senso, al Politecnico, non si deve perdere la cultura, che è l’humus comune dal quale tutte le idee, soprattutto quelle più innovative, nascono e si deve dare l’occasione, a quanti più studenti possibile, di sperimentare la multidisciplinarietà e la diversità. Ma tutto ciò deve trovare la sua fonte primaria da soggetti diversi dai docenti o anche dal Politecnico in senso stretto.

Sarebbe bello pensare ad allargare il numero di competizioni internazionali alle quali il PoliMi partecipa: competizioni, che di solito, mettono insieme team di studenti provenienti da diversi ambiti. Coinvolgere gli studenti nel progetto reale dell’ateneo, con progetti affidati unicamente a studenti (dalla realizzazione di un’applicazione per iPhone (designers+inginf) al progetto di un nuovo edificio(ing+arch), etc..).

Si può pensare di aumentare il campo degli esami a scelta, inserendo tra di essi alcuni dal carattere non prettamente tecnico, afferenti ad altre scuole o corsi di studio, o permettere ad uno studente di seguire dei corsi in più, con un riconoscimento a livello di crediti.

Al di la di tutto questo, noi riteniamo fondamentale che la risorsa maggiore sia quella derivante dagli studenti stessi: non si può infatti chiedere ad un corso di studi di perdere la propria identità, si deve invece ricordare che la prima fonte di multidisciplinarietà è il contatto con le altre persone, che studiano cose diverse dalle proprie!

È quindi fondamentale, anche per il bene della didattica e della formazione di studenti, individui e cittadini, la creazione di una forte community politecnica di studenti, che abbiano le occasioni ed i luoghi per incontrarsi, discutere e confrontarsi.

Gli studenti, inoltre, percepiscono chiaramente questa necessità di crescere su più fronti e sono i primi ad organizzare corsi aggiuntivi a quelli offerti dal polimi, ad incontrarsi e creare qualcosa di diverso, a prendere l’iniziativa, ad affrontare praticamente i problemi, a lavorare insieme.

Per questo è importantissimo sostenere le attività degli studenti. Sostenerle economicamente ma anche idealmente, con la convinzione da parte di tutti, amministrazione e docenti, di quale importanza ricopra il mondo al di fuori delle lezioni per l’arricchimento di quei laureati che una volta terminata l’università si ritroveranno a costruire il futuro.


Si è conclusa la due giorni della conferenza d’ateneo dedicata alla didattica, questi sono stati i punti toccati ieri al trifoglio davanti ad una platea non troppo numerosa:

  • Le competenze disciplinari: verso una nuova cultura politecnica.
  • Le potenzialità offerte dalla tecnologia.
  • Come valutare la qualità della didattica.

Nello sperare che questa conferenza non rimanga solo una bella presentazione di idee, testimonianze e progetti ma possa essere un solido punto di inizio da cui trarre molto per il futuro del nostro Ateneo, vi riporto il discorso che il nostro senatore Fabio Frassini in nome di tutti gli studenti ha esposto in merito alle potenzialità offerte dalla tecnologia.

L’introduzione di nuove tecnologie nella didattica è un tema che data la velocità di sviluppo delle stesse risulta essere di notevole interesse e soprattutto sempre “sulla cresta dell’onda”. Oggigiorno la tecnologia rappresenta un punto fondamentale non solo per l’università, ma per tutto ciò che ci circonda.

Cercando di rispondere alla domanda ed organizzando quest’intervento, abbiamo riscontrato non poche difficoltà dovute al processo, talune volte non ancora avviato, di trasformazione da una didattica classica ad una didattica supportata dalla tecnologia.

Noi studenti non riteniamo in modo assoluto che la tecnologia debba avere il sopravvento sul rapporto fondamentale che si instaura tra docente e studente, ovvero sull’importanza che ricopra il confronto reale, ma siamo altresì convinti che la tecnologia debba integrare il modo classico di fare di didattica e debba essere strumentale ad una formazione completa dello studente.

I canali informatici se utilizzati nel miglior modo, posso semplificare molto la vita dello studente, è infatti impensabile dover accedere a molteplici piattaforme per recuperare il materiale didattico e tutto ciò che è necessario allo svolgimento dei compiti formativi.

Questa ricerca, ad esempio, potrebbe avvenire in maniera molto più semplificata se tutti quanti i professori utilizzassero la piattaforma dei “corsi on-line” eventualmente anche solo scrivendo i link di riferimento, oppure, implementandone l’utilizzo, cosa che noi studenti suggeriamo data l’elevata schematicità della piattaforma e soprattutto una suo eventuale utilità anche dopo la laurea, nell’ottica di una formazione continua del soggetto STUDENTE POLITECNICO (grazie alla nuova introduzione del codice persona) che potrà trarne benefici anche in futuro,rendendo di fatto la nostra piattaforma, un motore di ricerca culturale.

Inoltre suggeriamo che a supporto del materiale didattico classico, che comunquedeve rimanere un supporto allo studio e non sostitutivo dei testi, si introduca, come avvenuto per il “Webpoliself”, la possibilità di accedere dai dispositivi mobili al materiale didattico.

In fondo, è ciò che il futuro ci chiede e che da diverso tempo si muove verso una direzione più tecnologica: di più rapida individuazione del concetto di base, ma di impoverimento dei dettagli dei concetti cardine, proprio per questo motivo, consigliamo che a fronte del materiale inserito dai professori anche gli studenti in un ottica ”open source-social” possano inserendo link, video ed audio essere frutto del miglioramento, aiutando anche i colleghi alla migliore fruibilità dei concetti di studio.

Inoltre è ben nota la spinta continua che tutti gli studenti muovono verso una formazione complementare a quella didattica rivolta all’ambito lavorativo futuro.

Concludendo, il nostro pensiero converge verso due ulteriori proposte alquanto accattivanti, vista l’esperienza di alcuni studenti di ritorno da un periodo di scambio all’estero, cosa ne pensa il pubblico della possibilità di fornire,all’atto dell’iscrizione dello studente, un netbook o un laptop (i cui rispettivi costi sul mercato sono dell’ordine dei 180€ o di 800€ e i quali potrebbero finanziarsi per gli studenti che non ne avessero le disponibilità economiche con un prestito d’onore o con una rateizzazione) su cui ad esempio possano essere caricati dei programmi open source differenti a seconda del corso di studi frequentato?

Inoltre perché non cercare di sviluppare uno “sportello computer”, sullo stile segreteria, laddove uno studente o un professore che si trovi davanti a delle difficoltà non possa avere un supporto tecnologico?